Sulla strada del vino: da Verona a Magrè

C’è una settimana all’anno in cui il vino italiano diventa un fenomeno da red carpet.

È la settimana di Vinitaly.

Verona diventa un crocevia ad alta densità alcolica: gli hotel moltiplicano le tariffe con disinvoltura, l’Antica Bottega del Vino diventa un doveroso checkpoint e i social certificano presenze e status.

La funzione di Vinitaly resta inequivocabilmente commerciale: creare connessioni tra produttori, distributori e buyer. Ma negli anni sono spuntate molteplici proposte parallele, spesso collocate strategicamente negli stessi giorni o immediatamente a ridosso della manifestazione veronese, per sfruttare la forza gravitazionale che questo appuntamento inevitabilmente crea.

Il principio è semplice: selezionare e tematizzare l’offerta che Vinitaly non può ovviamente offrire, a causa della sua natura dispersiva, sia per dimensione che per complessità. Gli eventi collaterali colmano questo spazio, costruendo un ecosistema articolato, capace di rispondere ad esigenze differenti.

Così, mentre nel caos dei padiglioni regionali di Vinitaly si consuma la solita maratona relazionale fatta di appuntamenti serrati, assaggi in serie e conversazioni interrotte, altrove si costruiscono esperienze diverse, meno frenetiche e più narrative. Ogni evento ha la sua personalissima identità, ma tutti hanno lo stesso obiettivo: ritagliarsi uno spazio dentro la settimana più affollata del vino.

Ecco allora il viaggio di noi di Decantico, da Verona a Magrè. Mentre Marco e Claudia si destreggiavano nel labirinto di Vinitaly, io curiosavo tra le proposte dei vignaioli naturali e mi immergevo nelle atmosfere altoatesine.

VinNatur Tasting

A Gambellara, ad una manciata di chilometri da Verona, si è svolta la ventunesima edizione di VinNatur Tasting. Nato come movimento dei vini naturali, in origine l’evento aveva una forte connotazione filosofica, quasi oppositiva rispetto al sistema dominante: era il regno dei vignaioli estremi, puri. Quelli del niente chimica, niente scorciatoie e tanto carattere (a volte anche nel bicchiere).

Nel tempo tuttavia, si è assistito a un cambiamento: maggiore apertura al mercato, incremento della qualità media ed una inevitabile e progressiva normalizzazione del tanto discusso concetto di “vino naturale”.

Questo passaggio ha comportato una parziale perdita della dimensione antagonista, ma ha consentito una diffusione più capillare. Il vino naturale più che una nicchia ribelle, oggi è una categoria commerciale. Meno radicalismo in cambio di un pubblico più ampio, che è riuscito a superare le resistenze iniziali e ha cominciato a scoprire sempre più vini con un alto livello qualitativo.

In questa edizione erano presenti 180 vignaioli, italiani ed europei, con una significativa presenza slovena. Il visitatore tipo è curioso, informato, spesso già orientato verso un certo tipo di sensibilità produttiva. Non cerca conferme, ma alternative, e si intrattiene con i produttori, che hanno poca fretta e tanta voglia di discutere di identità, qualità e responsabilità.

Summa: la kermesse altoatesina

Summa è un unicum. E’ l’esperienza che ogni enoaddicted dovrebbe fare.

Nessun padiglione. Nessuno stand. Nessun neon.

Vigne, silenzio, architetture curate.

Il jet set è Magrè, un pittoresco paesino dell’Alto Adige, in cui si snoda un percorso di degustazione itinerante, all’interno delle proprietà della famiglia Alois Lageder, che dal 1997 organizza questa rassegna delle eccellenze del vino biologico e biodinamico.

La selezione dei produttori è uno degli elementi fondanti. Qualità tecnica altissima e coerenza progettuale. Grandi nomi italiani convivono con realtà internazionali spesso difficilmente accessibili in altri contesti: Gravner, Pian dell’Orino, Foradori, Frank Cornelissen, accanto a Tarlant, Billecart-Salmon, Dr. Bürklin-Wolf, Château Musar.

Le degustazioni si articolano tra corti allestite, giardini fioriti, sale storiche. Questo setting insolito incanta i partecipanti, facendo loro ricordare ad ogni sorso perché si ama il vino, che è prima di ogni altra cosa convivialità e piacere edonistico.

Anche le scelte organizzative – numero limitato di partecipanti, costo del biglietto relativamente elevato – contribuiscono a mantenere l’equilibrio dell’evento. Non è esclusività ostentata, ma gestione consapevole della qualità dell’esperienza.

Al termine di questo percorso, più che una gerarchia emerge una complementarità:

Vinitaly è inevitabile.

Vinnatur è identitario.

Summa è imperdibile.

L’ecosistema degli eventi collaterali contribuisce a rappresentare la complessità del vino, che non può più essere contenuta in un unico modello espositivo. La contemporaneità delle proposte, lungi dall’essere un limite, si configura quindi come una concentrazione di opportunità. In fondo, perché scegliere?

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