Il tappo che salva gli oceani

Stappare una bottiglia di vino è qualcosa di molto più profondo della semplice azione di aprire una bevanda: infatti, porta con sé emozione, impazienza e suspense, quasi come se si stesse scartando un regalo. In alcuni casi diventa addirittura un vero e proprio rituale, che assume significati intrinsechi e gestualità specifiche, tanto che esistono figure professionali specializzate (i sommelier) alle quali è affidato questo -a volte arduo- compito.

Se è vero che il tappo di sughero monopezzo incarna da sempre la tradizione e la poesia di tale gesto, lo è altrettanto il fatto che, come in tutti i campi, è necessario stare al passo con i tempi. Così, negli ultimi anni, abbiamo tolto dalle bottiglie tappi tecnici, realizzati in materiali naturali o sintetici e tappi a vite, qualcuno di noi con un po’ di disappunto.


Ti sei mai chiesto da dove viene il sughero?

Le sugherete, ovvero le foreste di querce da sughero (Quercus suber), si trovato prevalentemente nei Paesi affacciati sul bacino del Mare Mediterraneo occidentale, in particolare in Portogallo, che fa registrare circa il 50% della produzione mondiale di questo materiale.
Tali ambienti costituiscono uno dei 36 ecosistemi più importanti al mondo per la conservazione della biodiversità, al pari dell’Amazzonia o del Borneo, solo per fare un paio di esempi.

Inoltre, si stima che per ogni tonnellata di sughero prodotto le sugherete catturino oltre 73 tonnellate di anidride carbonica dall’ambiente, un contributo davvero notevole per contrastare il pericolosissimo effetto serra e le sue conseguenze, che purtroppo tutti conosciamo.


Dati decisamente positivi, quindi che bisogno c’è di ricorrere a materiali alternativi al sughero per realizzare i tappi?


La decortica della quercia da sughero può essere fatta solo dopo che la pianta ha raggiunto i 20-25 anni di vita e le successive si eseguono ogni 10 anni circa. È facilmente comprensibile, dunque, quanto tempo richieda tale processo e perché i tappi in sughero monopezzo abbiano costi elevati.

Inoltre, trattandosi di un materiale organico, il sughero può essere attaccato da un particolare microorganismo, il fungo Armillaria mellea: quest’ultimo, a contatto con alcuni agenti chimici impiegati per la pulizia/disinfezione, può rilasciare una molecola chiamata TCA (tricloroanisolo), responsabile del famigerato sentore di tappo, percepibile in alcuni vini.

Infine, il cambiamento climatico sta mettendo a dura prova la sopravvivenza delle sugherete: l’incremento delle temperature medie e le estati sempre più lunghe e secche hanno un impatto negativo sulle querce sia direttamente che indirettamente, in quanto favoriscono lo sviluppo di nuove fitopatologie.

Questi sono i motivi principali per i quali negli ultimi anni molte aziende hanno iniziato a studiare e sperimentare valide alternative ai tappi in sughero, potenzialmente adatte anche ai vini da invecchiamento.
Non tutti i professionisti del settore e i winelover hanno accolto con entusiasmo tali novità, ma cosa succederebbe se un tappo sintetico contribuisse in modo attivo e determinante alla salvaguardia del nostro pianeta?


NOMACORC Ocean

Fra i differenti sistemi di chiusura messi in commercio recentemente, ne esiste uno, nuovissimo, che ha un intento davvero nobile: salvare gli oceani.
Una missione ambiziosa, quasi utopica se pensiamo che si tratta di un oggetto di pochi centimetri, eppure NOMACORC Ocean è frutto di un progetto tanto utile quanto insolito. Questo tappo sintetico, infatti, è realizzato a partire da OBP (Ocean Bound Plas5c), ovvero rifiuti in plastica recuperati nei Paesi costieri, prevalentemente asiatici, destinati a finire negli oceani.

La raccolta avviene secondo gli standard certificati dall’ONG Zero Plas-c Ocean, garantendo condizioni etiche e redditizie agli operatori.

Dopo essere stati recuperati, i rifiuti vengono riciclati e, attraverso un processo di fusione e coestrusione brevettato, si realizza il tappo in tre differenti lunghezze.
Vinventions, l’azienda produttrice, garantisce ottime prestazioni da parte di questo sistema di chiusura, anche in caso di bottiglie da invecchiamento, dato che la particolare struttura, ottenuta grazie all’innovativo processo produttivo, consente uno scambio di ossigeno minimo, costante e omogeneo.

Alcune importanti realtà vitivinicole italiane hanno già iniziato a usare NOMACORC Ocean: infatti, il primo vino al mondo dotato di questo tappo è stato Damarino Bianco Sicilia DOC di Donnafugata.

Presta attenzione, dunque, la prossima volta in cui decidi di bere un calice di vino: stappando una bottiglia comodamente a casa tua, potresti contribuire a salvare un oceano. Incredibile, vero?

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