Un viaggio sensoriale tra arte, scienza e gastronomia.
Il 21 e 22 giugno 2025, in Umbria, presso l’azienda vitivinicola Scacciadiavoli, storica cantina del Comune di Montefalco, si è svolta la prima edizione del Nose Art Festival. Un evento interamente dedicato al senso dell’olfatto.

È il più antico dei cinque sensi, il primo ad essersi sviluppato, è il “senso-sentinella” che ha permesso all’uomo di sopravvivere, ma, sebbene non esista una gerarchia dei cinque sensi, oggi forse questo è il meno considerato e probabilmente il più sottovalutato.
Le aree cerebrali dedicate all’olfatto sono numerose nell’uomo. Anche se noi non ce ne accorgiamo, il naso capta informazioni continuamente e in alcuni casi queste molecole odorose possono influenzare il nostro stato d’animo, poiché inconsciamente evocano sensazioni positive o negative, legate a esperienze passate. L’olfatto ha l’incredibile superpotere di ancorare i nostri ricordi e rievocare prepotentemente le emozioni legate ad essi. Basta lo stimolo di poche molecole odorose per essere inghiottiti in un varco spaziotemporale e in un istante sentire nuovamente l’angoscia del test di chimica o il calore del camino della nonna. Primo Levi li chiamava “mnemagoghi: suscitatori di memorie”.
L’olfatto ça va sans dire è il senso più caro ai sommelier di ogni ordine e rango e i più audaci non perdono occasione per sperimentare incomprese doti poetiche, prodigandosi in performance descrittive che raccontano di sentori di braci spente di una baita di campagna o di sbuffi di maniglia sudata di treno.
Nessun dubbio sul fatto che il vino senza profumo perderebbe il suo potere seduttivo: avvicinare un calice alle narici è preludio del piacere dell’imminente sorso, il primo gesto per apprezzare un vino e per tradurre ogni molecola odorosa in emozioni che lasciano in un angolo sterili schede e frigidi tecnicismi. Però la dura verità è che raccontare il profilo olfattivo di un vino è uno degli aspetti più difficili della degustazione. Non a caso l’olfatto è detto “il senso muto”, proprio per la grande difficoltà che si ha nel dover raccontare con le parole le sensazioni odorose. A differenza di vista e udito, che possiamo riprodurre, conservare e condividere, l’olfatto è un’esperienza profondamente intima, personale, quindi difficile da descrivere agli altri.
Ma non è tutto. Per decodificare e quindi identificare un odore è inoltre indispensabile averlo incontrato nel corso della nostra vita e averlo catalogato nel nostro personale archivio aromatico: la memoria olfattiva. Bisogna essere curiosi verso gli odori e allenare questo senso ogni giorno.
Durante il festival mi sono seduta al buio di una chiesa mentre un aroma jockey spruzzava profumi a ritmo di musica, ho ascoltato audiocassette con un walkman cercando di immaginare un odore, mi sono sottoposta a stimolazioni sinestetiche di artisti come Montale, Debussy e Baudelaire, ho perfino disegnato molecole odorose.
Alla fine della giornata il mio olfatto era stremato, come dopo una sconsiderata prolungata permanenza nel reparto profumeria della Rinascente; in questo momento forse non distinguerei un calice di Sauvignon da uno di Gewurtztraminer, ma ho scoperto cosa intendeva Patrick Süskind quando scriveva che “Il profumo ha una forza di persuasione più convincente delle parole, dell’apparenza, del sentimento e della volontà”.
La prossima volta che incontrerete un odore, fateci caso.